Una mente trofarellese al servizio della ricerca scientifica

Metti un trofarellese trasferitosi in Spagna e la volontà di fare ricerca, aggiungi un’idea innovativa realizzabile a bassi costi di produzione, ed ecco creato il cocktail perfetto che dà vita ad un progetto in grado di garantire assistenza sanitaria in situazioni di emergenza.

L’dea è molto semplice: una valigetta portatile in grado di rilevare il quadro clinico di un paziente in situazioni difficili, come quelle che si creano a seguito di un incidente stradale o di una calamità naturale.

Meditech è il nome temporaneamente scelto per questo apparato medicale, in grado di effettuare una serie di analisi particolarmente utili in casi di emergenza, in cui fattore chiave, è la capacità di distinguere le cause di eventuali patologie, o in tutti i casi in cui non si dispone di mezzi alternativi.

Il ricercatore trofarellese Enrico Miglino è la mente dietro questo progetto. Abbiamo parlato con lui per saperne qualcosa in più.

Enrico, anche tu un esponente della categoria “cervelli in fuga”? «In fuga no, sono già arrivato e mi sono anche già fermato. Non credo sia difficile trovare una spiegazione al motivo per cui mi sono trasferito in un altro paese. Mi ero stancato di lottare contro i mulini a vento, soprattutto in Italia dove non esiste alcun tipo di ricettività. Non è possibile fare ricerca in un contesto che si oppone continuamente a qualsiasi tentativo di innovazione o cambiamento».

Di che cosa ti occupi a Santa Eulària, sull’isola di Ibiza? «Lavoro a progetti tecnologici, dall’idea alla realizzazione del prodotto finale; in particolare sviluppo software e prototipi».

Com’è nata l’idea di questa “valigetta salvavita”? «E’ bastato pensare alle situazioni di emergenza, od ambienti in cui sia difficile un pronto intervento, come ad esempio terremoti ma anche incidenti più o meno gravi. Una valigetta salvavita portatile consentirebbe, a chi la utilizza, di potersi collegare con un ospedale o un centro sanitario, così da ricevere in tempo reale le informazioni rilevabili dal paziente. In questo modo, i dati possono essere trasmessi immediatamente alla struttura sanitaria, così da predisporre con tempestività una sala operatoria, laddove fosse necessario intervenire per preservare la salute del paziente».

Il prototipo dell'attrezzatura

Il prototipo dell’attrezzatura

Quali rilevazioni consente di effettuare questo dispositivo? «Pressione sanguigna, ritmo cardiaco (rilevato sul dito tramite un sensore infrarosso), livello di glucosio nel sangue ed elettrocardiogramma. L’apparato medicale è composto inoltre da un ecografo, da uno stetoscopio ed è in grado di determinare la risposta del paziente a specifici stimoli visivi. Un microscopio digitale permette poi di analizzare alcuni particolari, come, ad esempio, ferite o morsi di insetti. Anche in questo caso le immagini possono essere trasmesse in rete e rese disponibili al personale specializzato per un’analisi immediata. Infine, Meditech è dotato di una piccola stampante che opera senza fili, per semplificarne al massimo l’utilizzo».

L’utilizzo di questo dispositivo è rivolto soltanto al personale medico? «Non esclusivamente. Spesso un sistema di diagnosi di questo tipo viene messo in atto da personale dotato di differenti livelli di preparazione, penso ai paramedici, ai volontari o agli infermieri. Questo è il motivo per cui la valigetta salvavita è dotata di strumenti di analisi non invasivi. Diversamente si richiederebbe l’utilizzo esclusivo da parte di medici o chirurghi. La condicio sine qua non è comunque l’utilizzo da parte di personale adeguatamente formato, seppur non necessariamente medico».

Da chi vengono elaborati i dati sullo stato di salute del paziente? «Si può trattare di ospedali, ambulatori o ancora centri medici. Ma non solo.  Ci sono molti luoghi nel mondo, soprattutto nei pesi in via di sviluppo,  in cui le strutture ospedaliere sono difficilmente raggiungibili. In situazioni come questa, personale medico competente può fornire il supporto necessario al personale che opera sul luogo, semplicemente essendo fornito di dispositivo mobile ed accesso ad internet».

Quali sono i costi di produzione del progetto? «Come ritengo giusto, i costi sono molto bassi. Il prodotto avrà un costo finale tre volte superiore a quello di produzione, indicativamente ricompreso tra € 500,00 e € 600,00. Gli enti che acquisteranno un’ unità del prodotto, (ospedali, ambulatori o ancora strutture private), genereranno automaticamente una donazione di un’ identica unità a favore di un altro ente, fra una serie di selezionati, come ad esempio una ONG. Questi pertanto riceverà il dispositivo senza dover sostenere alcun costo. Il rimanente del prezzo di vendita finanzia un parte del progetto e consente di proseguire la produzione».

Si tratta di un prodotto open source, cioè software libero. Perché questa scelta? «Effettivamente il progetto è realizzabile da chiunque. Il sistema può essere così successivamente integrato con moduli specifici per altri tipi di analisi, in modo da personalizzare l’utilizzo, “specializzandolo” a seconda degli ambienti in cui sarà utilizzato».

Ritieni che sarebbe stato possibile realizzare un progetto simile in Italia? «Assolutamente no. In Italia la ricerca, e ancor più quella indipendente, viene continuamente osteggiata. Stiamo diventando un fanalino di coda nell’ambito dell’innovazione».

Il prototipo numero zero del dispositivo Meditech verrà completato a fine luglio, mentre i primi collaudi dovrebbero cominciare entro fine anno. Il progetto è stato avviato grazie al supporto di Farnell UK/ Element 14.com che ha fornito la maggior parte dei componenti elettronici necessari alla realizzazione.

Federica De Marco

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