Montagne, vulcani e pizze farcite, da Paola e Luigi al Belvedere

Pizzeria da Paola e Luigi fotoCENTRO - Chi vive a Belvedere sa che, proprio sopra al Peocio, di fronte al piazzale Buozzi, diversi anni fa è iniziata la storia della pizzeria del quartiere. Una storia travagliata, fatta anche di successi e di inesperienze, ma che ora sembra avere sterzato decisamente verso la serietà, la qualità e la cortesia. Paola e Luigi sono da giugno i nuovi gestori della pizzeria e, assieme al rinnovo estetico del locale, hanno portato il loro personale modo di cucinare un’ottima pizza.
Luigi, sei il pizzaiolo: com’è iniziata questa avventura?
«E’ iniziato tutto per passione ma non avrei mai pensato, all’inizio, di arrivare dove sono oggi, a fare il pizzaiolo. Già più di vent’anni fa andavo nelle biblioteche a consultare i libri di cucina per catturare i segreti dell’impasto. Poi tornavo a casa e dopo prove su prove il risultato era discreto, seppure con il forno elettrico di casa! Con gli anni e con l’esperienza accumulata in diverse pizzerie ho trovato le dosi ed i tempi per un impasto secondo me molto buono. L’impasto è l’essenza della pizza: sono anche importanti, ovviamente, i prodotti con cui si farcisce, ma l’impasto è fondamentale: se l’impasto non è gommoso, se alla sera non sei costretto a bere prima di andare a dormire, allora vuol dire che la pizza era buona».
Passione, ma anche formazione?
«Sì ho fatto un corso con la Nazionale Italiana Pizzaioli perché volevo misurare il mio livello. E’ stato un corso molto interessante, svolto in modo molto professionale ed in cui ho imparato molto. Così ho iniziato a lavorare in diverse pizzerie, e da tutte ho carpito qualche idea, qualche piccolo segreto: la pizza con le orecchie e la pizza farcita, ad esempio».
Quindi questa non è assolutamente la prima esperienza…
«No! Lavoro da molti anni come pizzaiolo ma questa è comunque la prima esperienza in proprio. Volevamo aprire qualcosa di nostro, di familiare, in cui essere presenti sia io che mia moglie».
E non solo! In settimana si vedono spesso le vostre tre bravissime bambine. E perché proprio Trofarello?
«Non è stata una scelta forzata su Trofarello. Noi abitiamo, in attesa di avvicinarci al lavoro, a Sommariva del Bosco per cui cercavamo sulla direttrice Moncalieri-Fossano. Un’area molto estesa ma che, in realtà, ci aveva offerto finora solo due scelte: una troppo grande ed una troppo piccola. Poi è arrivata via Belvedere… E’ una posizione un po’ defilata ma il quartiere risponde bene, tenuto conto del fatto che abbiamo aperto solo a giugno».
Voi pubblicizzate molto il “giropizza”: ce lo descrivete?
«Col giropizza io mi sono preso più di una volta l’applauso a scena aperta dai clienti! Il giropizza parte da una pizza antipasto, con affettati oppure con rucola e pomodorino. Poi iniziamo con pizze che si mangiano di meno, perché magari non si ordina una gorgo e pere ma una fettina la si mangia perché stuzzica. Cerco di alternare pizze rosse e bianche per esaltare il gusto della pizza».
Per quante persone è il giropizza?
«Noi lo abbiamo fatto anche solo per due persone! In questo caso, in una pizza normale faccio più gusti, in modo che assaggino tutto il mio repertorio. Alla fine, poi, presento una pizza un po’ insolita, delle montagne, dei vulcani o delle pizze farcite».
Come sono la montagna ed il vulcano?
«E’ la bomba finale! Faccio una base e se, ad esempio, me la chiedono piccante, farcisco con salamino piccante, ‘nduja, mozzarella e pomodoro. Poi la chiudo bene con un’altra base, come fosse un doppio calzone, e allora questa pizza si gonfia e diventa come una montagna. Quando la pizza esce dal forno, se voglio fare il vulcano la decoro con peperoni gialli e rossi, come fossero la lava, e aggiungo olio piccante. C’è poi la variante del Monte Luigi, dedicata a me, che dentro ha la panna, il prosciutto cotto, la salsiccia e la fontina e all’esterno decoro la base con del pesto e in alto faccio una colata di panna in modo da farla sembrare una montagna innevata».
Buono e scenografico!
«In realtà, alla fine proponiamo la pizza dolce, con la Nutella e la panna, decorata in modo tale da sembrare una torta».
Voi avete aderito a CATA Sì!: cosa ne pensate?
«E’ sicuramente un’iniziativa molto positiva perché vuole ricordare ai trofarellesi che esiste il loro territorio è che occorre guardarsi all’interno prima di cercare le cose fuori».
Cosa direste ai trofarellesi?
«Veniteci a trovare, non vi deluderemo! E ricordate che abbiamo pensato a due belle offerte per i clienti CATA Sì! (e chi non c’è l’ha, la fa da noi…)».
Davide Roccati

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