Giro di vite sulle associazioni Più sicurezza ed attenzione

CENTRO – Incontro con le associazioni da  parte dell’ammimistrazione comunale e del comandante della polizia municipale Pierangelo Prelato. La settimana scorsa si è tenuto un incontro per aggiornare le associazioni della città sulle nuove norme da tenere in considerazione per l’organizzazione delle future manifestazioni.
«Abbiamo ripreso le circolari che sono uscite negli ultimi tempi – spiega il comandante Prelato –  quella di Gabrielli del 7 giugno, quella del 19 giugno dei Vigili del fuoco e quella del 28 luglio. Tutto materiale che riguarda le direttive della Prefettura di Roma, individuando i rischi in base alle tipologie di manifestazioni». Le novità a livello locale? «Innanzitutto si è detto che entro fine anno ogni associazione dovrà presentare in comune un calendario di quello che vogliono fare nel corso del 2018: naturalmente non nelle date ma nei contenuti. Gran parte di queste manifestazioni necessitano di misure di sicurezza. Una volta non si sapeva neanche cosa fossero, oggi sono diventate di moda: questo per mettere in sicurezza le persone che organizzano e soprattutto per garantire l’incolumità pubblica. Il tutto è finalizzato al fatto che il comando di polizia municipale sappia cosa deve autorizzare. Questa riunione è stata organizzata più che altro per aiutare le associazioni. Si tratta di un perscorso obbligato a livello normativo. Si tratta di leggi che esistevano già. Nel 1996 erano usciti due decreti ministeriali che sono quelli che vengono applicati quando vi sono delle commissioni di vigilanza, le norme che vengono prese in esame quando realizzi un piano di evaquazione. Altro non sono che le norme contenute in quei due decreti ministeriali. A questa disciplina c’è da aggiungere tutto il discorso sui blocchi e sull’affollamento delle persone, sulle vie di esodo e tutte quelle disosizioni nuove. Ad esempio la comunicazione al 118 una volta non si faceva, così come non c’era il discorso delle tabelle di rischio, lo stesso articolo 18 per la segnalazione alla Questura richiede la presentazione di una tabella di rischio. Rischio che viene determinato dall’affollamento delle persone. Quindi quando le associazioni organizzeranno un evento dovranno già sapere o comunque preventivare quante persone parteciperanno alle manifestazioni. In base a questa stima preventiva c’è tutta una serie di documentazione da produrre. I responsabili delle associazioni intervenute sono stati piùttosto attenti e colaborativi». Ma la polizia municipale come potrà aiutare le associazioni? «Adesso io sto organizzando con La Loggia un corso per la formazione di addetti antiincendio a rischio elevato perché in tutte le tipologie di manifestazioni sia a basso, che medio, che a elevato rischio è richiesta la presenza di questa figura. Il parametro numerico, cioé quante di queste persone patentate per contrastare un eventuale incendio, lo andiamo a vedere nello specifico in ciascuna associazione. è comunque essenziale che ci sia questa figura. Purtroppo in tutta la città e nei paesi limitrofi sono pochissime le persone che hanno questo tipo di certificazione per il rischio elevato. Pertanto nelle prime manifestazioni organizzate siamo stati costretti a pagare persone che hanno questo tipo di preparazione». Ma le associazioni si sono rese conto di quello che dovranno fare? «Le associazioni sono state portate a conoscenza a grandi linee di tutto quello che dovranno fare, ma la cosa fondamentale, essenziale, che voglio ribadire, è che bisogna sapere in via preventiva che cosa si va a fare. Poi noi daremo certamente una mano, faremo insieme alla polizia miunicipale il percorso guidato normativo. Saremo noi a dire per ogni associazione e per ogni manifestazione se bisognerà presentare l’articolo 18, la comunicazione alla Croce Rossa, la relazione tecnica. L’elenco della documentazione da produrre è differente per ciascuna manifestazione, non ce n’è una uguale all’altra.  Facciamo un esempio: un qualsiasim evento che preveda anche del cibo in strada deve prevedere che vi sia somministrazione di cibo, chiusura di strada, interventi musicali, eventi collegati. Tutte queste informazioni devono arrivare entro la fine dell’anno. Poi il giorno in cui si svolgeranno, in questa prima fase, non è importante». Ma tutte queste norme prima non esistevano? «Esistevano ma non sono mai state applicate. Diciamo che c’erano ma non c’erano. Le leggi del 1996 non hanno mai trovato attuazione. Certo che ogni norma va applicata tenendo conto del contesto. Un divieto di somminstrazione di bottiglie di vetro per un corteo storico non ha senso. Se ci troviamo difronte ad un evento di giovani sulla pubblica via allora l’ordinanza di divieto di bottiglie di vetro  ha un senso farla. E’ questo che chiamo l’approccio flessibile dei provvedimenti da adottare. Sono certo che con la collaborazione tra le istituzioni e le associazioni si faranno delle belle cose. Io non voglio certo impedire che vengano fatte. Vorrei però che venissero fatte in sicurezza, anche a vantaggio del soggetto organizzatore che diventa titolare responsabile della sicurezza E quindi responsabile anche penalmente in caso di inciudenti».
Ma con questa nuova gestione della sicurezza potrebbero aumentare i costi per organizzare i diversi eventi? «La proposta che è stata fatta alle varie associazioni è quella di inviare almeno un componente a fare questo corso per l’elevato rischio di incendio al fine di creare una sorta di squadra composta dai vari componenti delle associazioni che poi mutuino la presenza per tutte le iniziative che si svolgono nel calendario dell’anno. è  naturale che ogni associazione non possa averne sette o otto. Anche perché il corso non è una passeggiata. Oltre a costare 200 euro a testa la formazione è impegnativa, con 16 ore di corso, un esame teorico ed una prova pratica presso i Vigili del fuoco». Si può definire un giro di vite nei confronti delle associazioni? «E’ un giro di vite a livello nazionale. Prima c’era un po’ di lassismo. Ci vuole comunque una maggiore attenzione su ogni genere di aspetto».

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