Il grande Toro, tanti trofarellesi lo ricordano

CENTRO – Il 4 maggio 1949, tornando da Lisbona, l’aereo con a bordo la squadra di calcio del Grande Torino si schianta sul colle di Superga: perdono la vita tutti i 31 passeggeri. Anche a Trofarello c’è chi ha vissuto quella giornata in prima persona. Nico Bosa, valsaugliese, racconta lail suo quattro maggio del 1949: «io insieme a Raldo che era il padrone del cavallo e del carro, falciavamo l’erba medica per darla da mangiare alle mucche, il prato si trovava lungo la strada per Cambiano. Erano giorni piovosi e molto tristi.

Arrivò di corsa un signore che era amico del Raldo e ci comunicò, disperato, che pochi minuti prima aveva ascoltato la radio, la quale aveva appena trasmesso la terribile notizia dell’aereo che trasportava la squadra del grande Torino era andato a sbattere contro la basilica di Superga, era precipitato ed erano morti tutti, un terribile disastro.
Io, che già da piccolo ero un tifoso granata, al sentire della tragedia appena avvenuta, impallidii. Rientrammo veloci alla cascina e chiesi al Raldo se mi pottesse prestare la  bicicletta da donna, che sarebbe stata più comoda. Lui me la prestò e mi spiegò la strada più breve per arrivare a Superga.
In un lampo arrivai a Chieri dove notai tanta gente che correva e si radunava nella via centrale, mi feci coraggio e domandai a un signore qual’era la strada per arrivare a Superga. Il signore mi scrutò e mi disse in dialetto piemontese: “ven darera a mi, cit.” Giunsi sul luogo, abbandonai quel signore e con la bicicletta cercai di oltrepassare lo steccato in modo da avvicinarmi ai resti dell’aereo che erano sparsi dappertutto, ma un agente mi gridò: “via di qua!” Ci mancò poco che mi beccassi un calcio nel sedere. Non mi arresi, entrai nel bosco dalla parte di sotto, avendo cura di nascondere la bicicletta per evitare di farmela rubare. Poi salii seguendo il fumo e mi ritrovai a pochi metri da quell’inferno. Vidi di tutto: pezzi dell’aereo andato in frantumi, valige sventrate sparpagliate, vestiario che fumava. In fondo c’erano i corpi dei calciatori che i soccorsi avevano già iniziato a sistemare. Immediatamente mi assalì il panico. Fuggii di corsa e tornai verso casa, nel buio della grigia e tremenda sera. Il padrone, vedendomi spapentato ed angosciato mi fece dormire nella sua stanza e non nella stalla dove ero solito passare la notte. Passai giorni tristissimi, non riuscivo a cancellare le scene terribili che avevo visto così da vicino».

Altro trofarellese che si ricorda di quella terribile giornata è Valter Germano che quel 4 maggio 1949 si trovava a Carignano durante un allenamento in bicicletta. Era in solitaria e spingeva sui pedali perché il temporale che si era abbattuto su Torino era veramente terribile. Arrivato a Torino non capisce bene cosa sia successo. Viene a sapere della tragedia del Toro dalla gente in mezzo la strada. Tutta la gente cercava di raggiungere Superga con ogni mezzo. Il giorno dei funerali si ricorda di essere andato e di aver visto una quantità incredibile di persone. «Il Toro era una istituzione e la città si fermò per omaggiare i giocatori scomparsi. Una notizia del genere stringeva il cuore. La scomparsa del Torino aveva toccato profondamente la città» spiega Barbara Germano riportando la testimonianza del papà Valter.

«Quel 4 maggio 1949, la notizia dell’aereo schiantato sulla collina di Superga in molti punti del Piemonte arrivò via telegrafo – racconta Giovanni Fausone, classe 1925, capostazione a Trofarello dal 1954 al 1970 – In quegli anni lavoravo, alla stazione di Chivasso e la notizia arrivò via telegrafo. Fu poi tutto confermato la sera alla radio che iniziava tutte le sue trasmissioni con questa notizia. La stazione era sotto Superga ed il temporale fu davvero violentissimo».

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