I punti in comune tra il crack del Banco Ambrosiano e la Casa di Comunità

CENTRO – C’è un filo rosso che congiunge il crack del Banco Ambrosiano e l’area in cui si svilupperà la nuova casa della Comunità. A rivelarlo, facendo riferimento alle notizie di storia locale, è l’attuale consigliere Marco Cavaletto. «Nel corso degli anni 80 le cronache di TV e giornali erano piene di notizie riguardanti il cosiddetto crack del Banco Ambrosiano. Una banca che aveva subito un tracollo per una cattiva gestione finanziaria che aveva coinvolto oltre a banchieri, investitori e correntisti, anche personaggi politici di primo piano. I cittadini forse ricorderanno che in piazza Primo maggio c’era una filiale di questo istituto – inizia a spiegare Cavaletto – Uno dei responsabili di questa banca, Guido Calvi, cercò di risolvere i problemi finanziari della banca coinvolgendo uomini politici (Craxi, Martelli…) e persino il banchiere del Vaticano (l’istituto di Credito vaticano era lo IOR) Paul Marcinkus.
Calvi venne arrestato in un primo tempo e poi rilasciato. Siamo nel giugno del 1982 quando Calvi, che aveva libertà di manovra nonostante le indagini, sempre alla ricerca di soluzioni per il destino del Banco Ambrosiano, venne trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri sul Tamigi a Londra.
Suicidio o omicidio? Calvi aveva dei mattoni nelle tasche e 15 000 dollari addosso. Fu trovato anche un passaporto con le generalità modificate e venne ritrovato anche un foglio con alcuni nominativi. Quasi certamente si trattò di omicidio, stando alle cronache degli anni successivi che riportarono notizie sulla individuazione degli esecutori materiali dell’omicidio ma nessuna vera conferma dei mandanti». Scusi Cavaletto ma che c’entra la storia di Calvi e dell’Ambrosiano con Trofarello e i suoi cittadini, a parte la presenza di una filiale dell’istituto di credito andato fallito? «Molto semplice: per cercare di ovviare il più possibile alle vicende fallimentari dell’istituto, al momento della scoperta della grave situazione debitoria, vennero impartite disposizioni per liquidare tutte le proprietà immobiliari di tutte le società del gruppo economico finanziario che faceva capo al Banco Ambrosiano. Tra queste, il Gruppo Toro Assicurazioni, che aveva al suo interno il pacchetto azionario di una vecchia società che produceva laterizi, le Fornaci Riunite.
Questa società era proprietaria a Trofarello di un’area posta a nord della linea ferroviaria tra la stazione e il cavalca-ferrovia fino a lambire la via 24 Maggio. Un’area di circa 70mila metri quadri che deteneva una cubatura importante (ovvero una capacità edificatoria teorica), un tempo adibita a costruire mattoni e coppi e che tra l’altro dava lavoro a decine di operai, ma che nel corso dei trent’anni precedenti era stata abbandonata, ridotta a deposito di macerie e rottami.
I tempi imposti per la liquidazione erano strettissimi e quindi vennero coinvolte delle società di intermediazione immobiliare che nell’arco di un mese (30 giorni) riuscirono a individuare operatori del settore delle costruzioni interessati all’acquisizione dell’area.
Il primo operatore che intervenne fu l’impresa Canuto (che realizzò le cosiddette tre Caravelle, ovvero i tre palazzi di via Togliatti di foggia simile); in un secondo momento intervenne anche l’impresa dell’Arch. Schillaci che realizzò il quarto edificio (quello prospicente il Piccolo Centro). La discrasia sui tempi (qualche mese) fu dovuta al fatto che l’architetto Schillaci desiderava poter realizzare l’edificio con la stessa altezza dei primi tre (le “Caravelle”), ma non aveva cubatura sufficiente. A quel punto l’amministrazione propose all’impresa di acquisire il terreno a fianco dell’oratorio per assorbirne la cubatura e trasferirla in via Togliatti, lasciando al comune un’area importante nel centro città che poi venne destinata a servizi; infatti, su quell’area oggi si trova l’edificio delle Poste.
Le conseguenze del fattaccio (omicidio, crack, fallimenti, coinvolgimento di banchieri, politici e correntisti…) ebbe un effetto benefico su Trofarello perché si poterono realizzare decine di alloggi, una nuova viabilità in zona (via Togliatti e via Guido Rossa) Non solo: grazie alla mutata situazione le casette di via Cesare Battisti (tra via Togliatti e via 24 maggio) vennero ristrutturate e cedute in parte ai residenti, l’edificio delle fornaci (quello che ancor oggi viene denominato Ex Fornaci) venne acquisito al patrimonio comunale, poi ristrutturato dalla Giunta Cortassa, e soprattutto arrivò al patrimonio culturale l’area del campo sportivo Viello, l’area dell’attuale piazzale Europa e l’area del Circolo Corea (che peraltro già preesisteva con la precedente proprietà) – conclude il consigliere di opposizione Cavaletto – Il campo sportivo Viello, abbandonato da qualche anno, verrà ora riutilizzato per ospitare la nuova Casa della Comunità con ambulatori e servizi per la sanità di territorio voluta dalla ASL TO5 e dal Comune di Trofarello: una vecchia area destinata a fabbricare mattoni e coppi presto ritornerà a fornire un servizio per la comunità».

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