I ritorni del cuore – Capitolo 2

Francesca

Quadratino rosa

Freddo.  Accidenti che freddo.

Matilde come sempre la osservava, accoccolata sulla mensola del termosifone. Si era ambientata in fretta e pareva sentirsi a suo agio nella nuova casa. Sorprendente per una ex gatta di strada, trasformatasi rapidamente in micia dell’alta società non appena aveva messo la zampa nell’elegante appartamento di Brescia.
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Sembrava piacerle particolarmente quell’angolo del salone, con le porte finestre affacciate sul piccolo giardino.

Una giornata tersa finalmente, ogni residuo filo di erba ostinatamente sopravvissuto era coperto di gelo.

Matilde. Creatura misteriosa. Sguardo gelido e passo altero, come solo i gatti sanno fare.

No, forse no. Molti avrebbero detto altrettanto di Francesca. Pochi sapevano che lei, proprio come Matilde, era capace di grande tenerezza. L’importante era che non si sapesse in giro.  Così come Matilde soffiava con determinazione ad ogni estraneo, altrettanto Francesca teneva sempre un buon margine di sicurezza tra il proprio interiore e l’apparenza di donna attiva e cordiale.

L’attendeva una giornata di sopralluoghi. Spesso nell’esercizio della professione di avvocato i suoi colleghi le rimproveravano di guardare troppi telefilm. “Dobbiamo indagare, verificare di persona” diceva allo staff di studio. Invariabilmente qualche socio la prendeva in giro: “Certo detective,  posso ricordarti che questo non compete a noi?”. Francesca abbozzava, ma sapeva bene che, dovuto o non dovuto,  quello era il metodo di lavoro giusto. Verificare di persona,  sempre.

Guardò fuori. Il campanile della parrocchia segnava già le sette e mezzo. Doveva sbrigarsi, ma qualcosa in quella mattina così gelida, eppure così splendente, la rendeva pigra. Non c’era più tempo. Restavano solo dieci minuti prima di iniziare il suo giro negli edifici scolastici.  Il primo di una lunga serie di impegni.

Prima tappa la Rodari. La nuova Rodari. Non riusciva ancora a metabolizzare che si sarebbe trovata davanti ad un edificio nuovo,  seppure ancora incompleto. Aveva richiesto tutti gli articoli di stampa sulla demolizione.  Aveva attentamente analizzato come si fosse arrivati all’abbattimento della “vecchia” scuola, non riuscendo a capire in pieno la necessità di una soluzione tanto drastica.  Ma non aveva più importanza. Certamente avere una nuova struttura non poteva che essere una buona notizia per la comunità ed una buona opportunità, per lei, di utilizzarla al massimo delle potenzialità.

Ma non voleva sentire quella definizione.  “Vecchia scuola”. In quella scuola aveva fatto parte delle elementari,  prima che il lavoro di papà la portasse lontano. Se quella scuola era vecchia,  allora anche lei era vecchia. E questa non era un’opzione contemplata. Quadratino rosa

Enrico

Quadratino blu

La musica soffusa lo aveva leggermente calmato ma non era riuscito ad addormentarsi sul divano come faceva spesso.

Troppo martellante quel pensiero, troppo iritorni2_2ingombrante per riuscire ad uscire dalla sua testa.

Quella bambina che tornava dopo tanti, troppi anni a Trofarello era la stessa bambina che lui aveva guardato così intensamente il primo giorno di scuola.

Quella bambina che era stata la sua migliore amica, con cui aveva corso a perdifiato a liberare tutti nelle interminabili partite a nascondino ai giardinetti.

Quella bambina che si era sbucciata infinite volte le ginocchia ma che si rialzava sempre trattenendo le lacrime e continuando a sorridere.

Era così dentro di lui quella bambina che lo sentiva lui il male alle ginocchia, che sentiva il salato di quelle lacrime che lei piangeva di dentro.

Cinque anni bellissimi, spensierati, quando pensi che la vita giri intorno a te, giri per te. Con le giornate in cortile, i compleanni, le feste di Carnevale che sembravano non finire mai.  Fino a quella settimana di fine agosto quando, tornata dalla vacanze con i suoi, gli aveva confidato che sarebbero andati lontano per molto molto tempo.

Quella notte l’aveva passata a pensare a come rapirla, a come fuggire con lei, la sua amichetta del cuore.

Ma quella mattina davanti a quell’auto di grossa cilindrata che l’avrebbe portata via non c’erano veloci destrieri con cui fuggire ma solo l’amara sensazione rugginosa in gola di chi sta per perdere un treno e non ha più voglia di correre.

Magari con lei a fianco non lo avrebbe mai fatto il promotore finanziario: avrebbe continuato a seguire la sua carriera da principe, dottore o astronauta.

Quella bambina di otto anni lo mandava proprio in orbita.Quadratino blu

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