Cibo sintetico “Noi Trofarello” prende posizione sulla raccolta firme

CENTRO – Noi Trofarello prende posizione sulla raccolta firme contro la sperimentazione dei cibi sintetici. «Le ricerche sulla produzione di carni alternative a quelle animali hanno fatto passi da gigante: la scienza progredisce e nulla deve fermare la ricerca scientifica se questa è rivolta a risolvere i molti problemi causati dalla sovrappopolazione del pianeta, dalla diminuzione delle riserve alimentari, dalla diminuzione drastica di acqua dolce a livello planetario, dall’incremento dei gas serra e dal cambiamento climatico che tutti noi siamo in grado di percepire – esordiscono i tre consiglieri Laura Sandrone, Luca Maggio e Marco Cavaletto – Si tratta di anticipare, grazie alla scienza e alle tecnologie, ciò che potrebbe tra 100 o più anni essere fonte di problemi drammatici.
La mozione presentata dalla Coldiretti e che molti comuni si apprestano a condividere, tra cui Trofarello, pur riconoscendo valide e legittime le preoccupazioni per gli agricoltori e gli allevatori tutelati da questa Confederazione, prende avvio da motivazioni economiche ma trascura la necessità di continuare a perseguire – tramite la sperimentazione – nuove modalità di consumo che tengano conto dell’inquinamento causato da allevamenti intensivi, dal consumo di acqua esagerato per allevare i vitelli ed altri animali usati per l’alimentazione umana.
Nella mozione si fa cenno a danni alla salute e danni all’ambiente, ma secondo NOI TROFARELLO, tocca alla scienza stabilire se il cibo sintetico sia sicuro o no per la salute. Non alla politica e nemmeno alle associazioni di categoria.


Il cibo sintetico non è obbligatorio e quando la scienza avrà stabilito che è sicuro oltre ogni ragionevole dubbio sarà il consumatore a scegliere se acquistarlo e mangiarlo oppure no.
Perché vietare la sperimentazione?
Non si deve limitare la libertà di nessuno e non tocca alla politica in modo ideologico stabilire se esso sia dannoso alla salute o all’ambiente oppure no. Analoghe lotte in passato, come la guerra agli OGM, ad esempio, non hanno dato i risultati sperati: ed oggi gli OGM sfamano miliardi di individui su tutto il pianeta.
In fin dei conti produrre carne senza uccidere animali e limitando le emissioni di gas serra sono obiettivi perseguibili per la produzione in un futuro nemmeno tanto lontano di proteine alternative.
Rammentiamo che un bovino adulto, per esempio, emette circa 1.200 litri di gas al giorno, di cui tra 250 e 300 sono metano. Così come occorre ricordare che un kg di carne bovina richiede, per le coltivazioni dei vegetali necessari all’alimentazione del bestiame, e per il consumo quotidiano per dissetarsi, oltre 15mila litri d’acqua: considerando la produzione di carne, non bisogna confondere tra utilizzo e consumo di acqua; l’acqua, infatti, non si consuma, ma si può soltanto usare, e una stessa acqua passa in continuazione da un vivente all’altro. L’acqua che cade o arriva su un pascolo è usata prima dalle erbe, poi, attraverso queste, passa agli animali che pascolano e che la restituiscono con le feci e le urine, che concimano il terreno, in un rinnovato ciclo della stessa acqua. Parte dell’acqua esce dal ciclo e nuova ne rientra, ma non è assolutamente corretto confondere i diversi passaggi della stessa come se si trattasse di consumo, sommando tra loro le diverse fasi del ciclo in uno stesso ecosistema. Ciò detto il consumo di acqua per l’allevamento del bestiame è troppo alto per le attuali condizioni del pianeta e per le abitudini al consumo che l’uomo ha imposto per la sua nutrizione.
Tra 50 a 100 anni ce lo potremo ancora permettere?
Infatti, circa il 70% dell’acqua dolce utilizzata sul pianeta sarebbe impiegata dalla zootecnia e da un’agricoltura che nei paesi industrializzati produce cereali e leguminose che servono soprattutto a nutrire gli animali d’allevamento.
Il concetto d’Impronta Idrica (Water Footprint) in generale e, in particolare degli allevamenti di bestiame, sembra sconosciuto nella mozione proposta da Coldiretti ma tutti noi dobbiamo in qualche modo pensarci.
Ad esempio, sarebbe utile che nella mozione si trovasse traccia della volontà da parte dell’agricoltura italiana ed europea a voler sostituire in un ragionevole lasso di tempo le attuali modalità irrigue (acqua canalizzata per scorrimento, impianti irrigui con dispersione a pioggia, ecc) per passare alla coltivazione “goccia a goccia” sull’esempio virtuoso di Israele che da oltre 50 anni si avvale di tecniche che consentono risparmi del patrimonio idrico.
La mozione, condivisibile solo in parte perché è troppo rivolta a conseguire permanentemente l’attuale standard produttivo, non tiene conto che Il consumo mondiale di carne è previsto che aumenti del 40-70% entro il 2050.
Questa carne viene prodotta in ambiente controllato e sterile per eccellenza e quindi è soggetta a minori contaminazioni da virus, batteri, parassiti, funghi patogeni e per produrla occorreranno meno antibiotici ed altri farmaci, in quanto non più necessari.
Grazie alla carne coltivata, sarà possibile continuare a seguire lo stesso regime alimentare ed i propri gusti. Non si dovranno quindi fare rinunce alimentari per il bene del pianeta né adottare per forza uno stile alimentare vegetariano o vegano. Con questa metodologia, non saranno più necessari gli allevamenti intensivi e sarà evitato qualsiasi tipo di maltrattamento sugli animali.
Occorre ricordare che, sebbene con i futuri miglioramenti tecnologici sia previsto un abbattimento dei costi di produzione, non diventerà mai un prodotto economico, né un prodotto per consumatori di larga scala. Di conseguenza, il suo prezzo non permetterà di consumarla regolarmente
– concludono i tre consiglieri – In sostanza, per tutte queste considerazioni, NOI Trofarello si limiterà ad astenersi dalla richiesta dell’Amministrazione di approvare la delibera a Sostegno ed adesione alle iniziative di Coldiretti contro il cibo sintetico. Anche perché sarebbe compito dell’Amministrazione promuovere incontri con tecnici del settore, anche della Coldiretti, medici e scienziati per affrontare meglio l’argomento che riguarda tutti i consumatori. La semplice adesione, senza una elaborazione dei contenuti, diventa un inutile esercizio retorico».

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