Romanzo d’appendice – Storia di Anouche

Prima puntata
Anouche è nata a Torino e qui ha scelto di vivere ormai da oltre mezzo secolo. Presta la sua opera come medico presso un’Asl della città impegnandovi tutte le energie e la passione di cui è capace. L’ho conosciuta fra i banchi di scuola: io docente alle prime armi, lei piccola allieva dalla pelle bruna e levigata e gli occhi scuri e fiammeggianti. Ogni tanto si crea tra noi qualche rapida e piacevole occasione d’incontro.

Oggi , una di queste, avverto in lei una incontenibile, nonché inusitata voglia di parlare di se prendendo spunto da quanto sta succedendo in Europa. Tutti i mezzi di informazione, di qualsiasi fonte, hanno dato risalto, qualche anno fa, e tutte le volte che si commemora questa ricorrenza, alla risoluzione approvata a suo tempo dal Parlamento tedesco in cui si riconosce come “genocidio” il massacro degli Armeni ad opera dell’ impero Ottomano, tra il1915 e il 1916: in piena “Grande guerra”! Anouche è italianissima per nascita, armena di origine. Ha vissuto, attraverso i racconti del padre, per metà francese e per l’altra italiano, il drammatico calvario segnato da sofferenze e mai di rassegnazione, affrontato dalla sua famiglia, lungo la via dell’esilio percorsa dal suo bisnonno, che portò lui e il figlio a Parigi. Lì nacque suo padre, che dopo v

arie vicissitudini approdò a Torino. Anouche è molto fiera delle sue origini. Aveva atteso sempre atteso il momento del riscatto. I suoi occhi e le sue parole grondano di orgoglio e di dolorosa, malinconica, incontenibile gioia. Parla come un fiume in piena dell’Armenia così come le veniva descritta attraverso le narrazioni del nonno: della cultura, della religione, prevalentemente cristiana in mezzo ad un mare di islamismo, di Ierevan, splendida capitale dalla storia antichissima, del monte Ararat, di Noè e della sua arca … La conversazione si allarga. L’Armenia, tempo fa era lambita da due mari, il mar Caspio e il mar Nero,poi russi e ottomani ne fecero carne da macello. Negli anni ‘90, dopo tante vicissitudini, ha conquistato la sua indipendenza,frutto della dissoluzione dell’U.R.S.S. , ma il suo territorio non ha più alcuno sbocco sul mare.

Alla vigilia della Prima guerra mondiale gli Armeni costituivano la minoranza più consistente all’interno dell’impero turco. Con lo scoppio della Grande guerra le vicende per la popolazione armena precipitarono. Le gravi sconfitte dell’esercito ottomano a opera dei Russi vennero utilizzate come pretesto per eliminare definitivamente gli Armeni dal suolo turco. Vennero accusati di tradimento e di appoggiare il nemico ( i Turchi erano alleati di quelli che furono gli Imperi Centrali).

Anouche obietta che in realtà gli Armeni, in larghissima maggioranza, si erano arruolati nell’esercito ottomano, combattendo fedelmente. E’ vero, osserva, che nell’esercito russo c’era qualche battaglione di Armeni, ma il nonno sosteneva che provenivano da altri paesi. Racconta di soprusi e angherie varie che, tra il ’15 e il 16, approdarono allo sterminio: Inizialmente i soldati armeni arruolati nell’esercito turco furono disarmati e utilizzati in pesantissimi lavori di risistemazione della rete viaria: molti morirono di stenti, altri vennero eliminati.

Il romanzo d’appendice è un genere diffuso nei primi decenni dell’Ottocento che usciva su un quotidiano o una rivista, a episodi di poche pagine pubblicati in genere la domenica. Riprendiamo questa tradizione del giornalismo italiano con la pubblicazione del racconto del trofarellese Carlo Trigona. Carlo Trigona, già docente di lettere, oggi in pensione ma sempre vicino ai miei “dottori” cui credo e spero di aver trasmesso il culto dei valori umani, quelli eterni. Mi sono occupato di politica avendo come riferimento il bene della “polis”. Questo racconto , suggerito dagli avvenimenti che oggi rischiano di sconvolgere ancora una volta la stabilità mondiale, vuole aggiungere un ulteriore elemento di riflessione sulle produzioni delle guerre e sull’atteggiamento storico culturale del negazionismo.

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