I cantieri infiniti – La volpe e il D’Uva

Da qualche tempo sulla mia scrivania staziona una volpe. Un’amica furba che mi aiuta a superare le mie risapute ingenuità. L’altra sera l’ho portata a fare una passeggiata in via Trieste. Da diversi mesi la strada è chiusa, off limits al traffico ed i proprietari sono barricati in casa. La mia volpe dice che spesso va a controllare come stanno procedendo i lavori e mi rassicura sul fatto che sono due mesi che sono spariti anche i pensionati, tradizionalmente direttori in pectore dei lavori pubblici italiani. «Dunque perché tutto questo tempo per mettere un po’ di asfalto e rifare due fogne? – mi chiede la volpe – Perché iniziare lavori di scavo ed asfaltatura delle strade che poi dovranno interrompersi fino a primavera perché d’inverno non si asfalta? Perché la popolazione dice che gli uffici comunali hanno raccomandato loro di mettersi d’accordo con le maestranze del cantiere per gestire apertura e chiusura dei passi carrai che portano alle case? E perché poi nessun responsabile del comune si è mai fatto vivo». Alla fine spossato per l’incalzare delle sue domande: «Ma che vuoi che ne sappia io di lavori pubblici e cronoprogrammi. Sono mica un pensionato».

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