La storia di un bassista di liscio: il romanzo finito nelle mani di Pupi Avati

CENTRO – In libreria, ma soprattutto su Amazon all’indirizzo https://www.amazon.it/dp/B09GQR8K8B, è uscito il nuovo romanzo di Giuseppe Mastarone: “La triste vita del bassista di liscio”. Mastarone, trofarellese d’adozione dal 2009, 63 anni, sposato, con due figli, è tecnico di laboratorio presso Città della salute con la passione per la scrittura. «Dall’età di 12 anni amo scrivere e soprattutto descrivere. C’è stato un periodo che ho dedicato molto alla scrittura e alla musica. Ho seguito molto i cantautori come De Andrè De Gregori, Dalla, Fossati e dato che mi piaceva scrivere ho unito le due passioni. Finita l’epoca del cantautorato la mia passione per la scrittura si è trasferita allo scrivere libri ed alla poesia. Non ho comunque mai smesso di scrivere canzoni e recentemente mi sono dedicato al teatro. Devo però distinguere le due cose. Come in tutte le cose c’è una parte tragica ed una parte comica: la parte tragica è un po’ quella che riguarda la scrittura di libri poesie e canzoni. La parte comica della mia vita è quella dedicata al teatro. Scrivo teatro. Mi hanno voluto far recitare ed anche suonare. Ma siccome nessuno me le canta e me le suona, sono un po’ costretto a farlo, anche se non mi ritengo capace. Nei limiti del possibile, quando riesco è una forma d’arte che mi piace esprimere. Il teatro è la parte demenziale della mia produzione. La parte in cui io sfogo la mia parte demenziale. Prendo delle storie ben precise e le mescolo. La comicità scoppia nell’incontro di personaggi che nella realtà non conviverebbero fra loro. Ad esempio una delle due commedie che ho scritto mette insieme i tre Re Magi e D’Artagnan. Ora , dopo il primo libro, “Storie di nuvole” sette racconti diversi, arriva questa seconda opera: La triste vita del bassista di liscio. Subito una curiosità. Il primo capitolo si intitola “Fine”. Amo molto cominciare quasi dalla fine per poi ritornare a ritroso fino alla fine effettiva della storia. Questo libro, che si declina in tre parti, si svolge in Romagna. e proprio per questo motivo avevo inviato il romanzo a Pupi Avati che, dopo un paio di anni, mi ha risposto con parole di elogio nei confronti del romanzo, l’idea era bella e brillante anche se non gli era piaciuto il finale che comunque non anticipo. Si tratta del racconto di un bassista di liscio, dalla sua infanzia fino ai giorni nostri. Definisco questo libro un noir o meglio un blues perché viaggia in una situazione che potrebbe essere da delta del Mississipi. Il blues ha sempre risvolti tragici».

Perché ambientato in Romagna? «Principalmente per la diffusione del liscio. Ho scelto la cittadina di Modigliana a caso puntando il dito sulla cartina con gli occhi bendati. Si tratta comunque di storie di fantasia anche se ho fatto delle ricerche per capirne la storia o, per esempio i cognomi più diffusi». E poi perché il bassista di liscio? «Da musicista ho sempre ritenuto il basso uno strumento fondamentale che, anche se si sente poco, fa notare la propria assenza nel caso in cui non sia presente. C’è una enorme differenza. Il bassista di liscio ha un lavoro molto semplice, perché utilizza tre accordi che si rigira tra le dita ma è comunque imporantissimo e tiene il tempo per i ballerini ed il resto dell’orchestra. All’interno della orchestra è quello che fatica meno. Rispecchia abbastanza il protagonista, Tairon Cantagalli, che conduce una vita piatta e si fa attraversare dalla vita. In questa vita glie ne succedono di tutti i colori. Si parte con una parte descrittiva dei personaggi per poi passare alle altre due parti in cui il protagonista tenterà di interessarsi ad altri generi musicali e poi nella terza parte c’è la parte più intimista in cui si ritrova a dover gestire i suoi problemi dell’infanzia. Apparentemente in questa vita non vissuta ma “subita”, in questo luogo perso nella campagna della provincia, con questo ruolo secondario che ha il bassista di liscio, ha comunque una sua emotività, vive una sua interiorità che si scoprirà piano piano durante la lettura del libro. Non è una storia così scontata».

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