Amarene, meliga e immondizia

DINTORNI – Un viaggio nelle campagne di Trofarello con commentatori d’eccezione. Addetti ai lavori che passano il tempo a mappare la città dal punto di vista ecologico.
Venerdì mattina la giornata si presenta fredda ma limpida e assolata. Le guardie ecologiche venatorie ambientali volontarie si apprestano a fare il consueto giro nelle campagne trofarellesi. Appuntamento alle 7 del mattino per vedere se la situazione è migliorata rispetto all’ultimo giro di perlustrazione. Le guardie volontarie svolgono almeno una volta alla settimana il giro di perlustrazione e questo ultimo viaggio suona come un bollettino di guerra.
Sul campo non ci sono morti ma tanti rifiuti. Le guardie ecologiche raccontano che spesso i passaggi che portano all’interno dei campi vengono bloccati da cumuli di materiale che dovrebbe andare in discarica e che invece vengono abbandonati dove capita.
Nelle settimane scorse si è data molta enfasi alla pulizia effettuata dal consorzio Covar 14 all’esterno dell’area della piastra ecologica. Ma l’emergenza ecologica non c’è solo fuori dall’area di via della Croce Rossa.
Iniziamo il giro. Via Molino della Splua, strada di Restauduzzo, via a Valle della Stazione sono le nostre mete. Le mete di questi volontari che si occupano di segnalare la presenza di rifiuti abbandonati in città. Ma anche le mete dei tanti che lasciano i loro rifiuti in giro.
Il primo passaggio in via Molino della Splua è un disastro. Una discarica a cielo aperto: filtri per auto e batterie, polistirolo, vecchi mobili, contenitori, vestiario, sacchetti e mascherine di auto e 12 differenti tipi di pneumatici abbandonati sul ciglio della strada e ad un passo dal campo di meliga. Ancora più avanti ci sono mattoni in cemento e contenitori di polistirolo per elettrodomestici.
«L’aperta campagna si presta particolarmente per gli abbandoni – spiegano le guardie ecologiche – Passaggi sporadici che permettono di lasciare i propri rifiuti indisturbati, nessun occhio indiscreto. Insomma i cittadini maleducati ci vanno a nozze in piena campagna».
Ci spostiamo verso il centro e raggiungiamo via A valle della Stazione. Sul confine delle mura di cinta della centrale elettrica Enel e dello stesso trapezio di terreno che ospita la piastra ecologica giacciono contenitori, sacconi pieni di rifiuti, reti di plastica, cassette per gli sciacquoni dei bagni, seggiolini per bambini per le auto e mobiletti, assi di legno. Tutto a ridosso della piastra ecologica.
Il giro con le guardie ecologiche prosegue. Arriviamo in strada di Restauduzzo. Vi si accede dalla Rotonda che porta alla variante alla statale 29. Quello che appare ai nostri occhi è impressionante. A terra su un lato della strada, sul confine di un boschetto ci sono lastre di copertura in eternit, tubi di gomma, cerate e vecchi bidoni per i rifiuti, lana di roccia, un surgelatore di dimensioni, enormi, una lavatrice e pezzi di un condizionatore. C’è anche una tinozza per fare il bagnetto ai bambini.
Torniamo in redazione e proviamo a fare un esperimento: avviamo google maps e puntiamo l’obiettivo del satellite di Google su strada di Restauduzzo. L’esito è desolante: ingrandendo al massimo si riescono a vedere in modo netto le sagome dei rifiuti abbandonati spalmati sul terreno. Non sono i rifiuti fotografati in mattinata ma è la visione aerea di un paio di anni fa, relativa all’ultimo passaggio del satellite sulla zona.
L’anno scorso la rimozione da parte del Covar è costato una decina di migliaia di euro alle casse comunali. «Il comune dovrebbe adottare delle misure drastiche nei confronti di questi cittadini che abbandonano i loro rifiuti nelle campagne – commentano le guardie ecologiche – Una sorta di tolleranza “Zero” nei confronti dei cittadini sporcaccioni, adottando sanzioni molto severe per queste persone incivili».

Roberto D’Uva

 

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