Mensa scolastica: iscrizione sbarramento per i morosi e tariffe super minime per le famiglie in difficoltà

Iscrizioni sbarramento on line per usufruire della mensa e tariffa super agevolata per le famiglie con ISEE inferiore ai 3mila euro.  Il nuovo anno scolastico porta grandi novità per la mensa  comunale. Sia sul fronte dell’iscrizione al servizio, sia sul fronte dell’erogazione del servizio e del pagamento delle rette. Sul piano del primo aspetto la novità sarà la necessita di iscriversi al servizio mensa attraverso il web. Da quest’anno l’iscrizione al servizio mensa dovrà essere effettuato on-line collegandosi al sito http://www.comunetrofarello.ecivis.it (il link è anche presente nell’home page del Comune di Trofarello, alla voce “Sevizio mensa”). L’iscrizione dovrà essere effettuata sia per le prime iscrizioni, sia per chi era già iscritto lo scorso anno. La fonte è il sito del Comitato Genitori Trofarello. La notizia non sembra essere confermata invece dallo stesso sito del comune che sembra voler far passare in sordina un’utile ed apparentemente innocente informazione di servizio.
Dal sito del comitato genitori è possibile scaricare le istruzioni, presto disponibili anche dal sito http://www.comunetrofarello.ecivis.it (dal quale si effettua l’iscrizione).
«L’iscrizione on-line deve essere effettuata sia per i bambini già iscritti nei precedenti anni scolastici, sia per quelli non  ancora iscritti e che vengono iscritti per la prima volta – recitano le informazioni fornite sul web dal Comitato Genitori – I genitori degli alunni già utenti del servizio di refezione devono riconfermare la propria iscrizione al servizio (fornendo eventuali dati mancanti che saranno richiesti durante la compilazione). Gli utenti che, invece, accederanno al servizio per la prima volta potranno iscriversi tramite la procedura di registrazione accessibile attraverso lo stesso sito». Ma perché rifare un’operazione già effettuata magari 5 anni fa? Abbiamo provato a chiedere il perché di questa accortezza della nuova iscrizione al sindaco Visca che però non ha risposto al telefono come purtroppo accade da qualche settimana ai microfoni di questa testata, nonostante le molteplici sollecitazioni. Poco male. Alla finalità di questa nuova accortezza ci si arriva da soli leggendo le istruzioni per effettuare l’iscrizione. L’asettico e freddo approccio on line ha l’evidente scopo di scremare gli utenti morosi che in questo modo non potranno beneficiare del servizio mensa non potendo effettuare l’iscrizione fino a quando persisterà la loro situazione di morosità. Le istruzioni infatti recitano molto chiaramente che il sistema non permetterà l’accesso al modulo di iscrizione se è presente un saldo a debito maggiore di 20 euro. Una  volta  cliccato  su Refezione  Scolastica 2016/17,  in  caso  di  debito  il  Sistema  comunicherà il   saldo  dell’anno  scolastico 2015/16.
Gli utenti potranno ricaricare quanto indicato presso i punti vendita autorizzati oppure on line dalla sezione pagamenti e procedere successivamente all’iscrizione». In soldoni l’amministrazione Visca ha tagliato la testa al toro e ha messo il paletto della nuova iscrizione in modo da non esporre le casse comunali a nuove cifre in rosso come era avvenuto l’anno scorso. Cosa che aveva portato il bilancio del libro conti a registrare un buco di 27 mila euro, ridotto a 12 mila grazie alla cura strong del binomio Visca-Tomeo. Il bastone sembra infatti  funzionare se in pochi mesi l’amministrazione è riuscita a recuperare 15 mila euro di refezione scolastica non pagata.

E dopo il bastone necessario per recuperare i debiti arriva un po’ di carota. Sull’onda della sentenza della Corte d’Appello di Torino che autorizza le famiglie che non vogliono far mangiare i figli a scuola a portarsi il panino o cibi preparati a casa, la giunta Visca ha preso in mano la situazione e giovedì sera ha deliberato un nuovo approccio al problema. «I giudici hanno detto che non c’è legge che impedisca alla gente di portarsi il pane da casa – commenta il vicesindaco e assessore al bilancio Maurizio Tomeo – Occorre che i bambini che mangiano il panino da casa debbano mangiare insieme ai fruitori del servizio mensa. Anche se poi è stato precisato che questo principio vale solo per coloro che hanno fatto ricorso. A me sembra il rovesciamento dell’immagine del mondo. Mi pare che questa gente parli di scuola senza esserci mai  stata dentro. Il problema non è se uno può o meno mangiarsi il panino portato da casa. Il fatto è che la scuola dovrebbe pareggiare le diversità e non accentuarle. A Torino, dove è nata la questione,  pagano 7 euro per ogni pasto, mentre il pasto alla mensa trofarellese costa al massimo 4 euro e 30 centesimi. Grazie ad un consistente rientro delle morosità dell’anno scorso, da 27 mila a 12 mila euro, possiamo permetterci di fare un’operazione che salva il diritto di mangiare in mensa e salvaguarda le famiglie meno abbienti, quelle che non possono permettersi di pagare un pasto completo. Con una operazione senza precedenti. Far pagare alle famiglie il cui ISEE non superi i 2mila 892,16 euro un contributo forfettario annuo di 50 euro per tutto l’anno scolastico. Una sciocchezza rispetto alla cifra che dovrebbe pagare, circa 250 euro annui – continua Tomeo – Un esperimento che attueremo già con il prossimo anno scolastico. Il discorso vale per le scuole elementari e materne. Per gli alunni delle scuole medie vale un principio differente, visto che i rientri alle medie sono più articolati. Lasciamo la facoltà alla famiglia di sceglier di pagare di volta in volta se gli conviene o pagare 50 euro per tutto l’anno. Si tratta di un esperimento per questo anno, poi andremo a vedere se ci potremo permettere di più, se funziona e se la cosa e fattibile per il futuro». Quante persone beneficeranno di questo provvedimento? «Le famiglie sono circa 30. Dando questa possibilità sono certo che nessuno si porterà il panino da casa. Non penso che la necessità di portare il panino da casa sia un problema di principio. Penso sia un problema di povertà che dovrebbe essere superato con questa iniziativa della giunta. Trovo che non sia assolutamente educativo far mangiare delle cose differenti ai bambini che si trovano tutti assieme. Il giudice che ha avvallato questa situazione non conosce la realtà in cui si applica. La scuola è democratica ed egualitaria. Cominciamo a rimuovere le motivazioni. Nessuno mai saprà quale sono le famiglie che usufruiscono delle tariffe superminime della mensa. Un’operazione che abbiamo potuto realizzare grazie all’ottimizzazione delle perdite. In fondo si tratta di 25mila euro l’anno di spesa per le Casse comunali – conclude Tomeo – Noi ne spendiamo 250mila, anche se ne spenderemo 275 mila, non credo sia un grosso peso per il bilancio comunale».

Roberto D’Uva

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